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Gioventù sprecata

del 08/09/2011 | Categoria: Analisi | Autore: Sociologico.it

I Neet aumentano anche in Gran Bretagna. Nell’ultimo anno il numero di giovani fuori dal sistema scolastico e formativo e dal mercato del lavoro è aumentato di 119.000 unità, il numero più alto dal 2000.

Qui la pubblicazione dei dati

La condizione di neet, spiega il rapporto, innesca un circolo vizioso di depressione, perdita di identità, che tende a crescere esponenzialmente in corrispondenza dell’aumento del tempo passato al di fuori del mercato del lavoro. E i casi di insonnia, attacchi di panico, disprezzo di sè, autolesionismo, aumentano all’aumentare del periodo di disoccupazione. Una delle cause di questa situazione, continua l’autore del rapporto, è la totale assenza di politiche per l’occupazione giovanile, che si aggrava ulteriormente a causa dei tagli ai finanziamenti per il sostegno all’educazione, al reddito e all’aumento indiscriminato delle tasse universitarie. Chiosa l’articolo, sul finale: non è certo questa generazione ad essere fallita, quanto piuttosto ha fallito chi non ha garantito ai giovani di oggi le stesse opportunità ricevute in passato. E se il mondo globalizzato schiacciato dall’economia finanziaria – accecata dalla logica del profitto estremo – non dà la possibilità  alle nuove generazioni di crearsi un percorso di affermazione individuale, i governi attuali non fanno nulla per contrastare questa situazione.

 

In Italia, i Neet rappresentano il 18,6% della fascia tra i 16-24 anni, e il 28,8% della fascia 25-30 anni, secondo i dati del rapporto CNEL sul mercato del lavoro 2010-2011.

Il problema, che nessuno per inettitudine o interesse vuole affrontare, sono  20 anni e più di politiche neoliberiste che i governi europei hanno imposto ai propri cittadini, cercando di convincerci che il modello dell’economia globalizzata fosse l’unico possibile.

Oggi, crisi strutturali dell’economia e una situazione di macelleria sociale sono quello che resta dei 20 anni di queste politiche. Il libero mercato ha fallito. E gli unici che continuano a negarlo sono proprio coloro i quali sono i maggiori responsabili della crisi: le banche e i grandi gruppi finanziari. La vera sfida – oggi – è riuscire a creare un modello di socialdemocrazia che abbia il coraggio di depotenziare l’influenza dell’economia finanziaria sulla vita delle persone e sia capace di coniugare la ripresa dello sviluppo con la solidarietà e l’affermazione dei diritti individuali.

Se penso alla nostra attuale classe politica e dirigente, e le sfide che deve raccogliere per innescare questo cambiamento, mi vengono i brividi…


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