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Altri 7 punti per liberarci dalla precarietà. (e con questi fanno 17)

del 04/11/2011 | Categoria: Internet | Autore: pixari

Cito l’illuminante introduzione del decalogo “10 punti per liberarci dalla precarietà“, del mio amico Emanuele Toscano.

La precarietà non è un accidente del destino, né un dato immodificabile. E’ il frutto di processi economici e di scelte (e non scelte) politiche. La precarietà è un problema di diritti, di stabilità, di continuità del lavoro e di reddito, è un problema di welfare e di opportunità. E’ un problema di soldi e di previdenza. E’ la difficoltà a vivere il presente, ad avere una casa, è la difficoltà a progettare il futuro e la paura di invecchiare in miseria. La precarietà è l’altra faccia di un paese immobile, del lavoro nero e della dilagante disoccupazione giovanile. Non esiste un incantesimo per uscire dall’incubo della precarietà. Si tratta di liberare le tante energie compresse, investendo sulla qualità della vita delle persone e sulla felicità collettiva. Per questo il ruolo del pubblico nel disegnare e costruire lo sviluppo è determinante. Esistono scelte concrete da fare.

Condivido pienamente la definizione di precarietà. In questo periodo riflessioni del genere non fanno che aumentare il senso di inadeguatezza che caratterizza quel famoso 99%.

Però stasera voglio sfogarmi.

Mentre digerisco i 10 interessanti punti elencati da Emanuele, provo a riassumere lo sfogo in 7 punti.

Mi perdonerete la banalità di ragionamento e la semplicità del linguaggio.

I 7 PUNTI (o meglio, uno sfogo di un piccolo imprenditore italiano della new economy)

1. Banda larga come diritto costituzionale
Fabio Chiusi con un post ci ricorda che il digitale crea valore in 4 modi:

  • Incrementando il Pil (in Italia, del 2% – in Svezia e Gran Bretagna il contributo è del 5%, in Francia di oltre il 3%)
  • Creando posti di lavoro (700 mila in 15 anni; al netto di quelli distrutti sono 320 mila – il che significa che la internet economy ne crea in media 1,8 per ogni posto di lavoro eliminato. In Svezia sono 3,9).
  • Favorendo la crescita e l’esportazione delle aziende (le PMI digitali sono cresciute «a una velocità più che doppia» rispetto a quelle ‘sconnesse’)
  • Offrendo agli utenti di internet un surplus di valore derivante dai benefici aggiuntivi che la Rete mette a disposizione gratuitamente (in Italia nel 2009 era di 7 miliardi di euro, cioè 21 euro al mese per ogni famiglia connessa).

2. Eliminazioni delle spese notarili e burocratiche

Qui a Roma per fondare una SRL sono necessari circa 2000/3000€. Ovviamente da pagare in anticipo e senza contare l’avvocato per la redazione dello statuto ed il commercialista per le prime pratiche. E’ giusto che la professionalità si paghi, ma non ha senso che molte attività che potrebbero essere tranquillamente svolte dagli uffici del comune.

3. Agevolazioni per le startup

Innanzitutto essere riconosciuti come “startup” sarebbe già un primo passo. Le “idee” dovrebbero essere considerate un “capitale” da spendere in cambio di agevolazioni fiscali ed accesso al credito. Chi si lancia per la prima volta sul mercato con un valido progetto è ovvio che al contempo non è detto che disponga dei fondi necessari.

4. Tutela legale nei confronti dei clienti insolventi (prepotenti)

Un cliente di qualche misura più grande – o con una disponiblità economica superiore – può esercitare forti pressioni con pratiche ricattatorie sul piccolo fornitore. I tempi (ed i costi) della giustizia la rendono una soluzione poco conventiente nella maggior parte dei casi. Ecco perché molto spesso ci si trova a “chinare il capo” piuttosto che a far valere i propri diritti.

5. Connessione con il mondo Universitario

La freschezza e la modernità delle idee, delle soluzioni e delle personalità che il mondo Universitario può offrire dovrebbe essere strettamente connessa alle imprese. Il giusto mix tra capitale, università e impresa costituisce una potentissima incubatrice di startup.

6. Rispetto per la professionalità

Una rivoluzione culturale dovrebbe portare a capire che la professionalità sono beni preziosi e “costosi”. La cultura del “nel mio campo io sono il migliore, quindi fate le cose come dico io” dovrebbe essere debellata.


7. Eliminare i pagamenti a N mesi

I pagamenti devono essere effettuati necessariamente al momento della consegna. La legge prevede che la fattura venga emessa entro 30 giorni dal ricevimento del pagamento, non 90 giorni prima. Per quale motivo dovrei lavorare, anticipare le tasse sulla fattura e ricevere il pagamento mesi dopo?


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