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Perché i quotidiani online falliranno?

del 09/11/2011 | Categoria: Internet | Autore: pixari

Un errore molto frequente commesso da parte delle principali testate italiane approdate ad Internet più o meno recentemente consiste nell’ignorare completamente le più basilari “regole” della rete.

Concetti come l’Usabilità l’Accessiblità – seppur esistenti ben prima di Internet – hanno trovato una loro particolare declinazione contemporaneamente all’evoluzione di Internet. C’è un modo ben preciso per “essere nella rete“, ed è un modo che riconosciamo immediatamente quando entriamo in contatto con realtà che lo rispettano rigorosamente: pensiamo a Google, Facebook, Twitter, WordPress.

Molto realtà – purtroppo – in qualche modo ritengono di essere in grado di proporre modelli alternativi per i motivi più disparati: c’è chi crede di sapere esattamente di cosa abbia bisogno il proprio pubblico, come c’è chi pensa che i contenuti siano più importanti di qualsiasi altro fattore; c’è chi pensa che il proprio gusto possa essere condiviso universalmente o ancora peggio chi non sa neanche che esiste una “scienza” a riguardo.

Le stesse realtà però pretendono – giustamente – visiblità, popolarità e un guadagno dalla rete. A mio avviso tutto questo non è possibile senza un completo cambio di prospettiva.

Sono convinto che ci sarebbero molti utenti disposti a pagare i servizi offerti dai quotidiani online se questi decidessero di offrire di un servizio a modo.

Ecco qualche esempio grave errore:

1. Titoli illegibili (Repubblica.it)

La Repubblica apre il proprio sito Web con una serie illegibile di link separati casualmente da punti o trattini. Non si capisce esattamente quale sia il contenuto cliccabile e effettivamente a quale tipo di contenuto si riferisca.

2. Video e audio che partono senza un’azione specifica dell’utente (Repubblica.it)

Sempre La Repubblica ha realizzato una galleria video con incluso autoplay e pubblicità iniziale. In poche parole dopo aver aperto la pagina senza alcuna richiesta da parte dell’utente uno spot (video e audio) parte ad alto volume.

3. Pubblicità a tutto schermo prima dell’apertura della pagina richiesta (Iltempo.it)

Prima di poter raggiungere la Home Page de “Il Tempo” occorre subire (il termine esatto) una confusissima landing page contentente uno spot a tutta pagina.

4. Assenza completa di formattazione del testo (Unita.it)

L’Unità molto spesso ci offre contenuto completamente privo di formattazione. Completamente illegibile.

5. Autoreferenzialità (Ilfattoquotidiano.it)

Wikipedia, la più ricca e seguita enciclopedia al mondo raramente si vanta dei propri successi. Non vedo il motivo per il quale debba farlo Il Fatto Quotidiano semplicemente perché un “suo” hashtag è stato “famoso” per qualche ora.

6. Pubblicità inserita all’interno del contenuto (Ilfattoquotidiano.it)

Inserire contenuto pubblicitario all’interno del contenuto interessante senza una netta divisione è quanto di più fastidioso si possa fare.

In questo modo l’utente sa che deve prestare il doppio dell’attenzione per riconoscere ciò che è contenuto da ciò che è pubblicità.

7. Uso eccessivo delle immagini (Libero-news.it)

Un uso eccessivo delle immagini per quanto possa dare colore alla pagina rende davvero complicato orientarsi tra i contenuti.

Dunque vi chiedo: se i quotidiani online investissero nella qualità dei loro siti, nell’usabilità e nell’accessibilità delle proprie pagine, se il contenuto fosse fornito correttamente per ogni browser e periferica (pc, mac, tablet, smartphone, ecc.) se fosse affiancato da un sistema efficiente di ricerca e salvataggio dell’articolo e se fosse assente la pubblicità, sareste disposti a contribuire economicamente?

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