Qualche giorno fa un ipotetico ex-precario della Camera dei Deputati ha deciso di aprire un blog ed una pagina su Facebook. Come reazione alla condizione di precariato, tale “Spider Truman” ha deciso di pubblicare sul Web (o quantomeno ha promesso di farlo) documentazione ufficiale in grado di dimostrare i privilegi illeciti di cui gran parte dei parlamentari godono alle spalle dei cittadini.
Fino ad oggi ha pubblicato delle “note” molto interessanti su tali privilegi, ma non ha fornito documentazione ufficiale e scottante. Tra l’altro è notizia di pochi minuti fa che S.T. sia in realtà l’On. Caruso, del PRC, ma non è una notizia confermata.
In questi giorni ho avuto modo di riflettere sul caso e sulle scomposte reazioni che di conseguenza si sono registrate sul Web.
I quotidiani come Repubblica ed il Corriere - ma anche telegiornali come il TG1 – hanno dato molto risalto alla notizia, evidenziando le congetture che hanno visto dietro S.T. l’Italia dei Valori, Gianfranco Mascia, il Popolo Viola, San Precario et similia.
Forti reazioni anche da parte di Mantellini e Valigia Blu. Mantellini – condiviso totalmente da Valigia Blu – dà due volte del cretino a S.T. perché fomenta la solita logica anti-internet, non prevede un’aggregazione di intelligenze attorno ad un progetto comune ed utilizza la rete senza “essere rete”. In pratica il fenomeno S.T. viene doppiamente bocciato sulla base di una critica strategica, sostanziale e metodologica.
Segue a ruota Valigia Blu, che definisce S.T. addirittura la più grande buffonata del Web italiano, sulla base di critiche piuttosto emotive.
In qualche modo è come se i “professionisti” del Web, dell’informazione, della protesta, dei social media e chi più ne ha più ne metta, si fossero sentiti chiamati in causa da un fenomeno che – di fatto – ha racimolato migliaia di visite nel giro di poche ore.
Partendo da questo presupposto ho cercato di concretizzare un interrogativo che da tempo mi passa per la testa: quale dimensione spaziale viene percepita da chi si ritiene (a torto o a ragione) un protagonista del Web italiano?
Nella modernità si è verificata la separazione del “dove” nel luogo e nello spazio, ovvero tra la reale collocazione fisica degli attori e la loro relazione (Giddens, 2009). La percezione di dimensione spaziale nel contesto delle relazioni sociali riscontrabili nei Social Network o nei “commenti” dei blog rimanda al concetto di “glocalità“, ben approfondita come dimensione culturale da un’ampia letteratura.
Ma quali prospettive e quali orizzonti appartengono glocalmente agli “esperti della Rete” (mi scuso per l’espressione volgare ma riassuntiva)?
Congetturo. La povertà della web-galassia Italiana (siamo pochi e poco alfabetizzati tecnologicamente) non solo delinea marcatamente un’elite di professionisti poco distanti dalle grandi firme ma ben separati dalla massa, ma dà luogo ad una battaglia intestina per il raggiungimento del consenso degli utenti, risorsa preziosa e rara.
La seconda caratteristica della web-galassia Italiana riguarda la forte influenza che i media e le professioni tradizionali vantano ancora sulla rete. Di fatto l’agenda digitale viene ancora quasi completamente inlfuenzata (decisa?) dalla TV, dai quotidiani, dai giornalisti di fama e dai politici.
L’elite e la retroguardia tradizionale sono vincolati da un rapporto di collaborazione solido ma in evoluzione, volto prettamente all’auto-referenzialità ed all’affermazione di sé stesso. Ritengo che un esempio pratico di alcune di queste entità siano “Il Fatto Quotidiano“, “L’Unità” e Beppe Grillo (in parte) che fagocitano blogger, comici, disegnatori e influencer proponendosi come realtà sì di informazione, ma di fatto come factotum del Web, della protesta, della proposta, della satira.
Chi sono allora i nemici naturali dell’elite? Chiunque riesca a costruire massa critica senza essere parte in alcun modo dell’elite stessa. Chiunque riesca ad affermarsi spontaneamente senza vincoli controllabili, identificabili, distruttibili.
Intravedo una dimensione sociale di tipo provinciale nella Internet italiana: un’elite di “colti” farmacisti, sacerdoti, medici e sindaci che in un processo di auto-affermazione rimandano a sé stessi, aggredendo o quantomeno isolando le minacce esterne.
Il punto della questione è che probabilmente alcune di queste realtà sono tali semplicemente perché sono riuscite in virtù del rapporto elite-retroguardia a ottenere visiblità e popolarità e non grazie ad altri auspicabili meriti.
Sta di fatto che la web-galassia italiana mostra evidenti segni di povertà contenutistica, tecnologica e sociale soprattutto se confrontata con realtà extra-comunitarie come quella americana.